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E’ IL GRANDE GIORNO, FORZA MILAN!!!

today23/05/2007 3

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La forza della storia come filo conduttore. È infatti grazie allo spessore del suo passato che il Milan, partito dai preliminari come nel 2003, è riuscito a risalire la corrente, in certi punti anche violenta, fino a presentarsi stasera alla sua 11ª finale di Coppa dei Campioni. Che poi il destino abbia voluto riproporre l’identico incrocio di due anni fa a Istanbul, è soltanto un pizzico di peperoncino in più sulla sfida. Paradossalmente, dovessero ripetere oggi il tipo di gara giocata allora, i rossoneri punterebbero diritto al cuore della loro settima Coppa dei Campioni. In effetti partite come quella del 25 maggio 2005 non paiono facilmente clonabili. Poiché non capita spesso di alzare bandiera bianca ai calci di rigore dopo avere chiuso il primo tempo in vantaggio per 3-0, la sconcertante dinamica di quella serata sembra attenere più ad una sfera esoterica che ad una tipicamente calcistica. Il Milan si fa strada con la forza della (sua) storia, dando così vita alla finale più blasonata della storia. Le sue 6 Coppe contro le 5 del Liverpool: un inedito, sfida a sangue blu, con 12 dei protagonisti di Istanbul ancora in campo: Dida, Nesta, Maldini, Gattuso, Pirlo, Seedorf e Kaká tra i rossoneri, Finnan, Carragher, Gerrard, Xabi Alonso e Riise per gli inglesi. Milanliverpool è anche la terza finale tra due allenatori che vantano già un successo in Coppa dei Campioni nel proprio background: nel 1962 capitò all’ungherese Bela Guttman (Benfica) e allo spagnolo Miguel Muñoz (Real Madrid); nel 1978 al leggendario inglese Bob Paisley (Liverpool) e all’altrettanto mitico austriaco Ernst Happel (Feyenoord). «Siamo molto forti in questo periodo, con tutto quello che abbiamo passato…». Nella chiosa di Carlo Ancelotti c’è la ribellione di una squadra al destino cinico e baro, ai veleni di Moggiopoli, agli avvertimenti dell’Uefa (attenti, vi teniamo d’occhio), al ribaltamento di una stagione senza vacanze. Nessuno, tra ottobre e novembre, avrebbe puntato un euro sui rossoneri dopo tre sconfitte casalinghe consecutive (Palermo, Inter e Roma) aggravate dal crollo di Bergamo, dallo sciatto pareggio di Empoli e dalla caduta di Atene. Sì, proprio Atene, versante Aek, il palcoscenico che stasera potrebbe impreziosire di un’altra straordinaria pagina di calcio l’epopea berlusconiana. Al di là del ritorno di pedine chiave (Nesta) e della lievitazione ritardata di artisti come Pirlo e Seedorf, è stata la forza della sua storia a catapultare il Milan in orbita. Per conquistare lo scudetto alla moda dell’Inter, spianando gli avversari come si asfaltano le strade e sbriciolando primati, servono motivazioni durature, resistenza, classe e continuità. E non v’è dubbio che a vincere il campionato, soprattutto come hanno fatto i nerazzurri quest’anno, sia sempre il più forte. Però anche alla finale di Champions League arrivano i più forti. In Europa a fare la differenza sono la destrezza, la saldezza nervosa, la capacità di concentrazione totale nei frangenti decisivi e quell’impasto di esperienza e di abitudine al rischio che soltanto la tua storia ti può dare. Ciascuno di noi ha una storia alle spalle, quella del Milan — 11 finali e 6 Coppacampioni, 3 Intercontinentali, 2 Coppe delle Coppe e 4 Supercoppe europee — è una storia speciale. Che prescinde dalla presenza o meno di Maldini, dalla staffetta tra Inzaghi e Gilardino e dalla vena creativa di Kaká.
CORRIERE.IT

Written by: admin

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