Il tentato assassinio a DJT è certamente un evento di portata storica. Qualcuno ha detto: hanno sparato a Trump e Lui ha già vinto le elezioni Americane!
Mi ha salvato Dio’. Melania: ‘Chi ha sparato è un mostro’. Biden chiama Trump: ‘Questo è il momento dell’unità’.
Solo Dio ha impedito che l’impensabile accadesse…
In questo momento è più importante che mai restare uniti e mostrare il nostro vero carattere di americani, rimanendo forti e determinati e non permettendo al male di vincere. Amo davvero il nostro Paese e amo tutti voi e non vedo l’ora di parlare alla nostra grande nazione questa settimana dal Wisconsin”. Neanche il tempo di riprendersi dallo shock della sparatoria al comizio di Butler che Donald Trump torna a caricare i suoi, alla vigilia della convention repubblicana di Milwaukee che giovedì lo incoronerà ufficialmente candidato per la Casa Bianca. “Non mi arrenderò mai“, assicura.
Il tycoon non dimentica le altre vittime della sparatoria (un morto e due feriti), ma è lui ad elevarsi come martire politico sperando di capitalizzare elettoralmente l’attentato, come capita di solito a chi viene preso di mira: il caso di Bolsonaro insegna. Eppure paradossalmente è rimasto vittima di un clima di violenza che lui stesso ha contribuito ad istigare e alimentare, dall’attacco al Capitol dei suoi fan poi definiti “patrioti” alle minacce contro giudici e testimoni dei suoi processi, dalla criminalizzazione dei migranti alla derisione dei suoi avversari, a partire dal “corrotto” Joe Biden.
Dal di sopra del vetriolo e delle idee superficiali che istigano la violenza” e a non dimenticare “che opinioni e giochi politici sono meno potenti dell’amore”.
Il tycoon incassa una spinta anche sui social, dove ha ripostato parole di solidarietà e immagini che lo ritraggono come uno “che ha preso un proiettile per questo Paese” o che è stato salvato dal Signore. “E’ incredibile che un atto del genere avvenga negli Usa”, si è indignato Trump su Truth, ringraziando il Secret Service “per la rapida risposta alla sparatoria”. Ma ora anche nel suo entourage ci si chiede se non ci sia stata qualche falla. Stephen Moore, consigliere senior della sua campagna, nota che “se il proiettile fosse arrivato ad un pollice più in là si sarebbe trattato di un assassinio”. E incalza: “Di sicuro Trump ha bisogno di maggiore protezione: ora ci si chiede se al Secret Service fossero completamente preparati”.