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Il fratello: si è spento lentamente

today19/05/2021 17

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Quando nella villa di Milo, sospesa fra la cima dell’Etna e il mare della costa catanese, Franco Battiato ha lasciato questo suo “centro di gravità permanente” non se ne è accorto. A differenza di parenti e collaboratori che gli sono rimasti accanto giorno e notte, in pena, come spiega triste il fratello Michele: «Nelle ultime ore non ha capito, non c’era più, per sua fortuna avvolto da un coma profondo…».

Un funerale per pochi intimi
È scattato un servizio d’ordine attorno a questa dimora dove solo pochi intimi potranno avvicinarsi per l’ultimo saluto all’autore di testi indimenticabili come La Cura. È una scelta dello stesso Michele che ha deciso di celebrare i funerali in forma strettamente privata, mercoledì, alla sola presenza della famiglia: «Ho chiamato un sacerdote nostro amico che conosceva e parlava con Franco. Ci sarà lui a benedire, accanto a noi, pochissimi, quasi gli stessi che mio fratello ha avuto vicini in questi mesi di sofferenza. Nessun altro. Ecco perché abbiamo pensato al servizio d’ordine…». Il sole splende, ma è calata una mesta atmosfera attorno alla villa di queste pendici che aveva scelto anche Lucio Dalla per viverci. Vicino di casa, anch’egli conquistato dai sussulti e dalla lava del gigante buono. Lo stesso che ha ispirato Battiato nella sua continua ricerca spirituale, mai arrestata nonostante la progressiva perdita di connessione lentamente scattata dal 2018 dopo un paio di incidenti, un femore rotto due volte, prima su un palcoscenico a Bari, poi in casa. Con qualche amico che, errando, lo aveva dato per spacciato con troppo anticipo.

La malattia degenerativa, l’estrema unzione
Spiacevole infortunio sul quale Franco Battiato aveva sorriso riconquistando la voglia di una passeggiata ad Acireale o a Zafferana per una granita di ciliegie. Ne parlava anche con Orazio Barbarino, il parroco di Linguaglossa, suo amico, raccolto davanti al maestro lunedì pomeriggio per l’estrema unzione e poi avvertito subito dopo le cinque del mattino dal fratello Michele che adesso conforta ricordando la devastazione di una malattia degenerativa che l’ha consumato piano piano, inesorabilmente. «Ormai stava sempre in casa, non usciva più da tempo. I dialoghi radi. Parlava pochissimo. E invece fra noi c’era stato un confronto continuo. Condividevo tante idee. Lui andava alla ricerca della verità e lo faceva continuamente, in ogni cosa. Il suo verbo era sperimentare, era uno che cercava bellezza ed essenzialità e in tutto questo ci metteva una grande umiltà».

Le ultime settimane
Un quadro sempre più peggiorato. Anche se il 23 marzo il suo settantaseiesimo compleanno è riuscito a festeggiarlo, come ricorda Michele, il fratello che per anni ha vissuto accanto a lui, proteggendolo, curandolo. Pur non essendo riuscito a farlo “guarire da tutte le malattie”, come dice un verso de La Cura. Ma, richiamando quello successivo, forse è riuscito spesso “a salvarlo da ogni malinconia”. No, alla fine la lotta non poteva essere vinta e Michele lo ha accompagnato come poteva: «Franco cominciava da giorni a perdere le facoltà. Si è arrivati a un deperimento organico per cui, pian piano, si è, come posso dire? Si è quasi asciugato. Non si è accorto del trapasso. Circondato da me, mia moglie, mio genero, i nipoti, i collaboratori e due medici che non ci hanno mai lasciato». Ecco la famiglia allargata che da due anni ha frenato le curiosità di cronisti, artisti, impresari. Un mondo rimasto fuori da questa villa dove adesso a piangere il Maestro sono anche Said, lo storico autista che faceva ormai avanti e indietro solo per correre in farmacia, e la fidata Anna, la governante che preparava le granite da quando non si poteva più uscire. Anche loro vicini al signore della musica nel giorno dei 76 anni, evocato con un sorriso da Michele: «Era contento della festicciola. E riuscì ad assaggiare la torta…».

Il cordone di sicurezza non impedisce che da tutto il mondo piovano qui messaggi calorosi come quello di Pippo Baudo, pronto a sottolineare il valore del cantautore: «Non è stato solo un paroliere e un musicista raffinato, è stato un poeta. Ha raccontato anche la nostra Sicilia, in maniera critica…». Non poteva essere altrimenti per il mistico idealista che amava trasferire ascesi e contemplazione nei suoi testi, come nota il direttore di Civiltà cattolica padre Antonio Spadaro, anche lui siciliano, col rammarico di un ultimo incontro che non c’è stato: «Vedevo che la ricerca della spiritualità coincideva con le forme sperimentali di un contesto musicale capace di avvicinarci ai valori autentici dell’uomo». E se si aprisse il portone di questa villa off limits correrebbero padre Spadaro, Pippo Baudo e chissà quanti ammiratori sedotti dalle note di un maestro che della discrezione aveva fatto cifra della sua vita. Questo spiega la riservatezza di una famiglia decisa a non violare la sacralità dell’addio, come dice Michele: «Un momento intimo e privato che non può essere violato da interviste e telecamere».

FRANCO BATTIATO, 23 MARZO 1945 – 18 MAGGIO 2021
La scomparsa all’età di 76 anni nella sua residenza di Milo, in Sicilia
La malattia, la musica e l’eterno enigma di un maestro senza confini di Mario Luzzatto Fegiz
La Povera patria di Battiato, «ma l’Italia rinascerà» di Aldo Cazzullo
Franco Battiato e la malattia misteriosa di Chiara Maffioletti
Frasi e citazioni da La Cura, Centro di gravità permanente, Bandiera bianca e gli altri capolavori di Cristina Argento
Perché è stato un rivoluzionario della musica di Matteo Cruccu
Gli ultimi giorni nel racconto del fratello: «Si è spento lentamente» di Felice Cavallaro
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18 maggio 2021 (modifica il 18 maggio 2021 | 17:50)
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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Written by: admin

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