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Giampilieri, il paese fantasma

today11/10/2009 3

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GIAMPILIERI (MESSINA) – Dieci giorni dopo l’alluvione Giampilieri Superiore è un paese fantasma, Lucia Zagami è tra le poche persone ad essere rimaste. Porta due secchi d’acqua che riempie all’unica fontanella in funzione e li carica verso casa, “quella color rosa lassù – dice indicandola con un gesto della mano -. In via Madonna delle Grazie sono rimasta solo io, le altre case sono vuote”.

La strada dove abita Lucia è la “linea Maginot” del paese: verso la collina non c’è più nessuno e non si può neanche arrivare al cimitero, che non ha potuto accogliere i morti. Hanno portato le bare a Messina perché il camposanto non è accessibile.

I morti di Giampilieri torneranno qui quando questa frazione di duemila anime, che finora conta 1 vittime sui 28 corpi ritrovati, sarà un posto sicuro. Anche il fratello di Lucia, Salvatore, riposa altrove. Per adesso è un via vai di ruspe, che nel dedalo di vicoli cercano di portar via la terra per trovare i piccoli Lorenzo e Francesco Lonia, 5 e 2 anni, tra gli otto dispersi del disastro.

La loro mamma, Maria Letizia Scionti, l’hanno trovata davanti al portone di via Michelangelo Rizzo 1, che non è la casa dove abitava, ma l’ostacolo contro cui si è infranta l’onda di terra ed acqua che l’ha trascinata. Quella povera abitazione si è riempita di fango, l’hanno svuotata con una macchina che si chiama escavatore a risucchio, un mezzo che “innaffia” la terra indurita per poi aspirare la fanghiglia.

Ma a lavoro finito in via Rizzo 1 hanno portato alla luce soltanto un divano ed un tavolo. Poi la macchina si è fermata, per oggi non c’è più acqua. Dieci giorni dopo, le operazioni degli uomini dei soccorsi vanno avanti: la piazza è una discarica di terra, tirata fuori dai vicoli, dal “Centro culturale”, dove un biliardo tocca quasi il soffitto. I pompieri, che hanno ricevuto la visita del prefetto Francesco Paolo Tronca, capo del dipartimento nazionale dei vigili del fuoco, ripuliscono i mezzi come possono: un cacciavite serve a scrostrare il radiatore di una piccola ruspa e un badile è buono per sfangare l’abitacolo.

Poi si ricomincia, passando e ripassando dal ponte sopra il torrente di cui, dieci giorni dopo, non si conosce ancora il nome: “Per noi – dice una signora – è la Ciumara storta di Giampilieri”, cioè il fiumiciattolo che curvando tra le colline scende da Altolia fino al paese più a valle. Il torrente ha trovato la sua strada “bucando” i muri di terra sotto i ponti.

SPIRAGLI DI NORMALITA’. Nella scuola di Giampilieri, trasformata in una sala operativa dei soccorritori, il capo cuoco (non vuole essere chiamato chef) Santo Bombaci comincia a pensare cosa preparare per la cena. Qui si mangia quello che c’è. Da tre giorni, spiega, manca il pane, “cibo che riempie e che dà energie a chi lavora tutto il giorno: facciamo 600 pasti a pranzo ed altrettanti a cena.

Oggi abbiamo pasta e un po’ di carne, che serve anche per la gente del luogo. Non tutti hanno cosa cucinare a casa”. Nel cortile della scuola Alessio, Emanuele, Alberto e Giacomo fanno quadrato seduti per terra o sulle sedie. Hanno da 14 a 16 anni, mangiano biscotti e bevono Coca Cola, “Alle 7 ce ne andiamo a casa. Qui non siamo rimasti in molti, i nostri compagni di scuola se ne sono andati a Mortelle, a Torre Faro, all’hotel Europa”. È tutto molto sbrigativo da queste parti, le squadre dei vigili danno appuntamenti volanti alla gente che deve tornare nelle case pericolanti per prendere qualcosa. Hanno pochi minuti, poi devono scappar via.

LA RABBIA DEGLI SFOLLATI. Ognuno esprime la propria opinione a Giampilieri, ma su una cosa sono tutti d’accordo: da qui non ci muoviamo. Hanno saputo che Berlusconi vorrebbe costruire un villaggio o due altrove, ma dovrà vedersela con gli sfollati, che sono un coro: “se qui è così pericoloso, perché non ci hanno mandato via due anni fa, dopo la prima alluvione? Hanno aspettato che accadesse la tragedia e adesso, per rispetto dei morti, noi restiamo”.

LASICILIA.IT

Written by: admin

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