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I minuti della vergogna sono scritti in serie. «…4, 26, 35, 41, 42 del primo tempo e 11, 19, 22, 25, 30 della ripresa…», cifre che nelle motivazioni del giudice sportivo Giampaolo Tosel stanno a indicare quando i cori razzisti dalle tribune sono finiti nelle orecchie di Balotelli senza che la maggioranza silenziosa si dissociasse. Verdetto: stadio Olimpico con i cancelli sbarrati e senza pubblico il pomeriggio del 3 maggio, la domenica di Juve-Lecce. Si chiude così la notte della sfida che ha ri-catapultato il calcio italiano incontro ad antiche, e sgradevoli, sensazioni. Una tappa che ha riacceso l’attenzione dell’opinione pubblica su un fenomeno che, a più riprese, ha pesato sul cammino del nostro pallone.
Il giudice sportivo ha preferito giocare d’anticipo (di solito le sanzioni arrivano il martedì), una mossa dettata dall’esigenza di dare risposta al più presto agli interrogativi dell’opinione pubblica. La Juve paga gli insulti razzisti a Balotelli perché «i cori si sono verificati in più occasioni e in vari settori dello stadio, senza qualsiasi manifestazione dissociativa da parte di altri sostenitori ovvero interventi dissuasivi da parte della stessa società». Una sanzione, le porte chiuse, giudicata fin troppo pesante dal club bianconero che ha presentato immediato ricorso. Il contropiede di corso Galileo Ferraris nasce dalla volontà della Juve di sottolineare l’eccezionalità dei fatti della sera di sabato scorso: parlare di «reiterazione» nei comportamenti del pubblico appare un po’ stonato agli occhi di una dirigenza sempre in prima fila nel favorire la crescita della cultura sportiva. La società bianconera, nel ricorso, metterà anche in evidenza come dalla tribuna la percezione degli insulti a Balotelli fosse meno netta rispetto a chi era seduto davanti alla tv, una risposta all’accusa di Tosel di immobilismo durante la partita.
L’Italia è di nuovo attraversata da pericolose turbolenze. Il presidente della Figc, Giancarlo Abete, annuncia una nuova rivoluzione nelle norme che regolano lo sport più amato e presente alle nostre latitudini. La decisione verrà presa il prossimo 5 maggio, quando si riunirà il governo del pallone, ma la strada è già tracciata perché la volontà politica è quella di dare al responsabile dell’ordine pubblico presente allo stadio la possibilità di sospendere le partite anche in caso di cori razzisti e non più solo in presenza di striscioni discriminanti. «Il nostro quadro normativo in materia – spiega Abete – non è più debole di quello della Fifa o dell’Uefa, anzi. Da noi, infatti, è prevista in maniera esplicita la facoltà di sospendere le gare, mentre Fifa e Uefa danno solo un indirizzo politico in tal senso. Il nostro movimento, nonostante tutte le sue criticità, non è la feccia del mondo».
E le scuse a Moratti? Il numero uno della Figc si smarca dalla richiesta del patron nerazzurro. «Mi scuso con l’opinione pubblica ed esprimo la massima solidarietà a Balotelli, un giocatore che abbiamo convocato nell’Under 21 anche quando non giocava nell’Inter. Moratti, se fosse stato all’Olimpico, avrebbe ritirato la squadra? Chi stava davanti alle tv – aggiunge Abete – ha percepito in maniera più amplificata i fatti rispetto a quanti erano allo stadio…». Il presidente della Figc prende atto della notte alla rovescia di Juve-Inter, ma prova a rilanciare l’immagine di un calcio italiano da difendere da attacchi strumentali prima di inviare un messaggio indiretto allo stesso Balotelli. «In campo tutti hanno il diritto di pretendere rispetto, ma devono anche darlo perché davanti a migliaia di spettatori bisogna tenere comportamenti responsabili», sottolinea Abete. Al giovane attaccante interista saranno (forse) fischiate le orecchie nelle ore in cui il nostro pallone finisce sotto i riflettori. Ultima uscita, quella di Matarrese, fino al 30 aprile presidente di Lega. «Nel caso di nuovi episodi di razzismo, possiamo anche decidere di fermarci».
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Written by: admin
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