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In campo Argentina e Francia

today17/06/2010 3

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L’Argentina non si muove da sola, si è portata in Sudafrica la meglio gioventù: sedici sparring, cioè i ragazzi considerati la crema del calcio che verrà. Sono qui per allenare i titolari, per respirare l’aria che tira in un Mondiale. Per dimostrare che il calcio in Argentina è una potenza.
Qualcuno lo chiama carrozzone perché gli sparring sono diventati la scusa per moltiplicare gli accrediti. Visto che c’è una squadra in più serve un altro medico, un nuovo accompagnatore, un responsabile, un preparatore, una tribù. Maradona ha la sua e non può vietare le altre corti, ma lui, protagonista del primo Mondiale sparring, nel 1986, sa quanto la smania di ragazzini pronti a dimostrare di potersela giocare con Messi serva a elettrizzare allenamenti che altrimenti resterebbero routine. Invece le partitelle dell’Argentina sul campo dell’università di Pretoria sono già uno scontro generazionale.

Oggi la Selección gioca contro la Corea del Sud, ma la preparazione è già stata una sfida. I campioni del domani hanno fatto selezioni esattamente come i 23 convocati. Sergio Batista, responsabile delle giovanili (e altro campione di Messico ‘86) ha allertato un gruppo verso la fine di aprile e poi ha scelto i migliori, quelli che potranno farsi notare. In realtà si era portato anche il figlio, Chechito, solo che è stato il primo a tornare a casa, per un problema alla mandibola. Gli sparring sono motivo d’orgoglio, le società fanno a gara per averli ai Mondiali. I nazionali giocano quasi tutti all’estero, i giovani sono il vero cuore dell’Argentina. Quest’anno il River Plate ne ha piazzati cinque, tra i prescelti c’è anche uno dei baby più seguiti: Ramiro Funes Mori. È stato visionato dagli osservatori del Real Madrid, della Juventus, del Chelsea e del Barcellona, 19 anni scarsi e un fratello già famoso in Argentina, Rogelio.

L’altra stella degli sparring è conteso da due nazioni: Juan Iturbe, meglio noto come il «Messi guaranì», è nato a Buenos Aires (nel 1993) ma ha parenti paraguaiani e ha già giocato un’amichevole per la nazionale di Martino. Portarlo qui è un modo di sbatterlo sotto gli occhi di Maradona e metterlo in lista per la Coppa America 2011. Il torneo torna in Argentina, mancava dal 1987 e tutti gli sparring qui cercano un posto nella squadra del futuro.

Non vivono con i titolari, stanno in una dépendance dell’università e spesso si allenano per conto loro, in un campo diverso, ma due volte a settimana sfidano i grandi. Bruno Zucolini, stella del Racing, ha marcato Messi due giorni fa: «È impossibile frenarlo, ha intuizioni pazzesche e porta il pallone con sé. Non mi ha detto nulla, però alla fine mi ha appoggiato una mano sulla spalla. Il momento più bello della mia vita». Il giorno della partita gli junior sono in uscita libera, ma guardano la gara tutti insieme. Secondo Batista questo è il miglior gruppo di sparring che abbia mai seguito la Selección. Ai suoi tempi, quando giocava in nazionale, si è trovato davanti Nestor Sensini, il primo prodigio uscito dalla formazione di ragazzini.

Allora la filosofia sparring era diversa, l’ha messa in piedi Renato Casarini (nome del River) con la sua scuola, un’idea per dare sfogo al talento. Nessuno sceglieva i ragazzi, erano un gruppo pronto a partire con uno zaino e il vitto assicurato. Facevano, rumore, colore, passione e qualcuno buono (vedi Sensini) veniva fuori. Ormai, lo sparring è un ruolo ambito: nel 2002 Mascherano era una di quelle speranze oggi è il capitano.

Written by: admin

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