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FORMAZIONI – Nel Palermo, Miccoli – esaltato alla vigilia da Gasperini – vince il ballottaggio con Hernandez e torna tra i titolari, dopo la panchina di Pescara: ricopre il ruolo di terminale offensivo rosanero, davanti ai due mancini Brienza e Ilicic. Donati confermato al centro della retroguardia a tre. Chievo senza Pellissier, e l’assenza non potrebbe essere più pesante: il capitano gialloblu è fermato da una colica renale e lascia il posto in attacco a Di Michele e Moscardelli, sostenuti da Marco Rigoni. In difesa dentro Papp per Cesar.
PRIMO TEMPO – Sotto gli occhi di Pietro Lo Monaco, nuovo amministratore delegato scelto da Zamparini, il Palermo parte a mille. Del resto, la scomoda posizione di fanalino di coda glielo impone. La pressione sul Chievo è forte e, nonostante la prima occasione da goal sia dei veronesi (inserimento in area di Marco Rigoni, che incredibilmente non trova la porta), a segnare sono proprio gli uomini di Gasperini: punizione di Miccoli che Sorrentino non riesce a togliere dall’incrocio, e 1-0 confezionato.
Che il Barbera sia destinato a soffrire contro chiunque, in questa stagione nata un po’ così, è evidentemente un dogma non scritto. E così, poco prima della mezzora la gara cambia radicalmente. Prima il Palermo sfiora il raddoppio, ma il drago Sorrentino sputa via dalla porta il potente colpo di testa di Donati. Poi, l’azione successiva è fatale per i padroni di casa: il Chievo conquista un calcio d’angolo, e Marco Rigoni pensa bene di infilarlo direttamente in rete, senza che la palla venga toccata da alcun compagno.
L’1-1 taglia le gambe al Palermo. Miccoli sbuffa e cerca (spesso vanamente) l’intesa con Ilicic, e lo sloveno si affida al proprio sinistro per cercare di impensierire Sorrentino. Senza gran successo. E allora è Di Michele, nell’altra metà campo, a far correre brividi freddi sulla schiena dei siciliani con un colpo di testa, sempre da azione d’angolo, che termina non di molto a lato. L’intervallo, per il Palermo e per Gasperini, è quasi una necessità fisica.
SECONDO TEMPO – La ripresa, per il Palermo, inizia come peggio non potrebbe. Brienza, già ammonito nel primo tempo ed evidentemente tradito dalla troppa voglia di far bene, si fa cacciare al minuto 17 per un’evitabile entrata a centrocampo, lasciando i compagni in 10 uomini. Ma chi pensa che qui inizi un altro pomeriggio deludente, per i rosanero e per Gasperini, si sbagli di grosso. Perché Miccoli è in giornata da ricordare.
Il numero 10 si porta sulle spalle l’intera squadra. E al 60 si costruisce da solo il raddoppio, portando a spasso mezza difesa veronese e insaccando con un rasoterra alle spalle di Sorrentino. Finita qui? Nemmeno per sogno. Lo stesso Miccoli va via sulla linea di fondo a Cofie e viene murato in area: da dietro arriva Giorgi, entrato nell’intervallo, per il 3-1 che spezza definitivamente le gambe a Di Carlo e ai suoi.
Ma il capolavoro arriva alla fine: ancora Miccoli, e stavolta è un goal spettacolo, con un incredibile destro al volo poco entro la metà campo. Sorrentino è sorpreso, il pubblico estasiato. Roba da non credere, e chi pensava a una crisi con Gasperini dopo la panchina di Pescara si deve ricredere immediatamente. E quando l’ex tecnico dell’Inter toglie il suo capitano per una meritata standing ovation, l’emozione fa capolino un po’ in tutto. Miccoli batte Chievo 4-1: eccola, la sintesi della gara.
CHIAVE – Sarebbe potuta essere l’espulsione di Brienza, al quarto d’ora della ripresa. E invece no: perché in cattedra ci sale Fabrizio Miccoli. Il goal del 2-1, splendida azione personale conclusa da un rasoterra imprendibile, taglia le gambe a un Chievo convinto di portare a casa 3 punti dal Barbera. E’ la chiave del successo rosanero. Completato, poi, da altre due prodezze del ‘Romario del Salento’.
MOVIOLA – Qualche episodio discusso nelle due aree: in tanti cercano di conquistarsi un rigore approfittando di strattonate malandrine, ma il signor Bergonzi non ne assegna manco uno. E a giudicare dalle immagini, pare abbia in fondo ragione lui.
Dalle pagelle:
IL MIGLIORE – Miccoli. Tripletta fantastica, impreziosita da un assist per il goal del 3-1. E’ sempre più lui l’uomo simbolo del Palermo.
IL PEGGIORE – Brienza. La troppa voglia lo frega. Due ammonizioni evitabili, e il Palermo si ritrova in 10 al quarto d’ora della ripresa.
Written by: admin
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