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CITTÀ DEL VATICANO – Ha passato la notte di fronte a Pietro, nelle Grotte Vaticane. Una bara di cipresso dentro un’altra di piombo all’interno di una terza in noce. Silenzio, litanie a fior di labbra davanti alla tomba appena aperta e il cardinale Tarcisio Bertone, l’ex segretario Stanislaw Dziwisz e altri porporati, vescovi e suore che si chinano a baciare il feretro segnato dal tempo di Giovanni Paolo II. Venerdì mattina, dopo sei anni, è stata rimossa la lapide davanti alla quale i fedeli hanno lasciato «decine di migliaia di biglietti e cartoline» , come spiega monsignor Slawomir Oder, Postulatore della beatificazione: «Ogni giorno segnalazioni di grazie ma soprattutto un dialogo intimo: lo chiamano Karol, zio, nonno, fratello, amico, papà».
Ricoperta da un drappo ricamato in oro, la bara di Wojtyla è stata traslata davanti alla tomba di Pietro e vi resterà fino a domenica mattina, quando verrà portata all’altare centrale della Basilica per l’omaggio di Benedetto XVI e dei fedeli al nuovo beato: sfileranno così tante persone che San Pietro resterà aperta fino alle 5 del mattino di lunedì. Il feretro di Wojtyla sarà infine deposto sotto l’altare della cappella di San Sebastiano, vicino alla Pietà di Michelangelo. Domattina Benedetto XVI proclamerà beato il predecessore indossandone la casula e la mitria, anche il calice sarà quello di Wojtyla.
I fedeli stanno affollando Roma, sabato sera alla veglia del Circo Massimo parlerà in pubblico suor Marie Simon Pierre Normand, la donna che all’alba del 3 giugno 2005 guarì d’improvviso dal Parkinson, il «miracolo» riconosciuto dalla Chiesa e ottenuto «per intercessione» di Wojtyla: «Perché sono stata scelta? È un grande mistero. Lui è vicino a me, è nel profondo del mio cuore e non mi abbandonerà mai fino alla fine della mia vita». I varchi intorno a San Pietro apriranno alle 5,30, si attende oltre un milione di fedeli ma «credo saranno più di cinque», dice Silvio Berlusconi.
Il premier è intervenuto venerdì in tv, ricordando tra l’altro i suoi incontri con Giovanni Paolo II («mia mamma gli raccontò la mia vita e alla fine gli chiese di prendermi sotto la sua protezione») e affermando che il Parlamento non dovrebbe varare «nessuna legge contraria e negativa» rispetto ai valori cristiani: «La politica può introdurre nel proprio ordinamento giuridico norme che non siano in contrasto con tradizione cristiana: ed è quello che stiamo facendo in Parlamento con la legge sulla bioetica».
In piazza ci saranno il presidente Napolitano, il premier, le istituzioni. In totale, oltre a 2.300 giornalisti da 101 Paesi, arriveranno 87 delegazioni, sedici capi di Stato, cinque case regnanti. Ci sarà anche il presidente dello Zimbabwe Robert Mugabe, nonostante le sanzioni Ue: «È uno Stato con cui la Santa Sede ha rapporti diplomatici» e così il despota potrà arrivare come già ai funerali del 2005 e al vertice Fao nel 2009. Domenica saranno due donne, suor Marie Simon Pierre e suor Tobiana — che leggeva i Salmi al Papa morente — a portare il reliquiario con il sangue di Wojtyla. Piccolo giallo: non sarà quello in forma di Vangelo annunciato e voluto dal cardinale Dziwisz, l’Ufficio per le celebrazioni liturgiche gli ha preferito un reliquiario «a rami d’ulivo» d’un artigiano romano.
CORRIERE.IT
Written by: admin
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