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Napolitano: “La missione non cambia”

today19/09/2009 2

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ROMA
Il «tutti a casa» invocato da Bossi non ci sarà. Per Natale torneranno solo 500 militari, quelli mandati in Afghanistan in occasione delle elezioni del 20 agosto. Ma la discussione sul futuro della missione italiana, aperta dalla Lega, si allarga e coinvolge tutti gli attori della scena politica. Intanto, anche il leader della Lega frena. «Mi auguro che per Natale un pò di soldati possano tornare a casa», corregge il tiro. Ma conferma i dubbi: «Il problema è che esportare la democrazia risulta impossibile». Poi, alla domanda se sia ancora per il ritiro subito, risponde laconico: «No».

Del “che fare” si è parlato a Palazzo Chigi intorno al tavolo del Consiglio dei ministri. Lì Silvio Berlusconi ha spiegato che non ci sarà mai una decisione unilaterale dell’ Italia per riportare in patria i militari della missione. Tutto dovrà essere concordato con gli alleati. Tutti d’accordo su questa impostazione, ma la Lega non rinuncia a pensare che sarebbe meglio un rientro in tempi brevi: «Prima si torna , meglio è», dice il capogruppo Roberto Cota. Berlusconi, che ha incontrato a Palazzo Chigi il nuovo ambasciatore americano David Thorne, ha spiegato che bisognerà mettere a punto una «transition strategy» per responsabilizzare il governo afghano.

Solo se il governo Karzai saprà garantire la sicurezza, ha detto, si potrà «consentire alle truppe alleate di diminuire gli organici». È a questo che pensa il ministro degli Esteri Franco Frattini quando auspica «una svolta». «È il momento di chiedere, non solo di dare», sottolinea il responsabile della Farnesina. Il rispetto degli impegni internazionali è in cima ai pensieri di Giorgio Napolitano. «Non credo ci sia nulla da rivedere nella missione italiana in Afghanistan», sottolinea da Tokio, dove è in visita ufficiale. Per Napolitano, però, sarebbe «comprensibile» una discussione su come «rimotivare questa missione». Di riduzione dei militari sul campo non vuol sentire parlare la Nato. «Non possiamo permetterci di ridurre ora il nostro impegno in Afghanistan», dice il portavoce dell’ Alleanza Atlantica James Appathurai.

In Italia, nel frattempo, si discute animatamente sul da farsi. In Consiglio dei ministri Roberto Calderoli ha chiesto di ripensare alla presenza dell’Italia non solo in Afghanistan, ma anche in altre regioni dove siamo impegnati, come il Libano e il Kossovo. «Pensiamo anche a casa nostra», è stata l’argomentazione del ministro leghista, supportata dalla considerazione che con il disimpegno si realizzerebbero grandi risparmi. Ancora più esplicito il capogruppo alla Camera Roberto Cota: «La missione in Afghanistan è a termine. Le riflessioni di Bossi sono sagge e giuste». Tesi che non piacciono al ministro della Difesa Ignazio La Russa, secondo il quale parlare di exit strategy sulla base dell’emozione della strage di Kabul porta a «un vantaggio per i terroristi». Una posizione che trova il sostegno del portavoce del Pdl Daniele Capezzone: suo è l’appello ai partiti a non fare proposte dettate da «fretta, faciloneria e demagogia».

Il fronte di chi non vuol sentir parlare di ritiro, vede in prima linea gli uomini di Gianfranco Fini. Se il presidente della Camera si è limitato a chiedere «la massima unità delle forze politiche» nel giorno del dolore, sostenendo che non è questo il momento delle polemiche, i suoi fedelissimi non esitano ad attaccare le posizioni «pacifiste». Contrario al disimpegno anche Massimo D’Alema: sarebbe «una catastrofe», sostiene in un’intervista all’Unità. Ma l’ex ministro degli Esteri non risparmia critiche al governo «che non sta dando un bello spettacolo». Altro contrario al ritiro, il capogruppo del Pdl Fabrizio Cicchitto, che stigmatizza le posizioni «opportunistiche e ambigue». Duro anche Pier Ferdinando Casini: «Chi parla di ritiro è un irresponsabile». Il fronte dell’exit strategy, oltre alla lega, vede schierato l’Idv di Antonio Di Pietro, che chiede di aprire una discussione in Parlamento «su come è cambiata la situazione in Afghanistan». Favorevole a un ritiro anche il segretario di Rifondazione Comunista Paolo Ferrero.
LASTAMPA.IT

Written by: admin

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