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I VINCITORI DEI PREMI OSCAR

today26/02/2007

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Non è il film più bello della carriera per Scorsese ma Hollywood ha comunque riconosciuto quello che il regista meritava da decenni, il bollino blu dell’accademia degli Oscar. Sei volte Scorsese era arrivato «in finale», e altrettante era stato sconfitto per «Taxi Driver», «Toro Scatenato», «Quei Bravi Ragazzi», «L’Età dell’Innocenza», «Gangs of New York» e «The Aviator». Ieri sera, nella kermesse del Kodak Theater di Los Angeles si è preso la rivincita sul suo «rivale» Clint Eastwood, in corsa con «Lettere da Iwo Jima». Battuti anche «Babel», «Little Miss Sunshine» e «The Queen». «Potete ricontrollare il nome del vincitore nella busta», ha detto al momento della premiazione Steven Spielberg a Francis Ford Coppola e George Lucas, strappando una risata alla platea che lo salutava con una standing ovation. Ma la vittoria era considerata scontata: Hollywood non poteva lasciare un altro anno senza premi il più grande regista vivente che non aveva mai vinto. Eastwood, il regista di Million Dollar Baby, si è limitato a una serata da comparsa eccellente, facendo da spalla e da improvvisato interprete a Ennio Morricone, premiato per la carriera. «Non è un punto d’arrivo per me – ha detto il compositore settantottenne – ma di partenza». L’Italia ha ottenuto un altro riconoscimento prestigioso, l’Oscar per Milena Canonero per i costumi di Marie Antoinette, diretto da Sofia Coppola. Non ce l’hanno invece fatta Aldo Signoretti e Vittorio Sodano, scenografi del controverso Apocalypto di Mel Gibson. Cameo della serata è stata la presenza a Los Angeles dell’ex vice presidente degli Stati Uniti Al Gore, salutato, anche lui, con una standing ovation. Ha duettato con Leonardo Di Caprio con una gag nella quale ha finto di annunciare una candidatura alla Casa Bianca, prima di essere tagliato dalla regia con lo stacco musicale riservato ai discorsi troppo lunghi. Gore, che è «nominato» anche per il Nobel per la Pace, ha vinto due Oscar, miglior documentario e miglior canzone, con «An Inconvenient Truth», il suo blockbuster sull’effetto serra. Nessuna sorpresa nell’assegnazione della statuetta per la migliore attrice protagonista, Helen Mirren, come da copione, ha vinto per il suo ruolo di Elisabetta II in «The Queen». Forest Whitaker è il migliore attore dell’anno, per la sua interpretazione del generale Idi Amin in «The Last King of Scotland». Niente da fare per Will Smith che rappresentava il bellissimo «La ricerca della felicità» di Gabriele Muccino. Si è avverato il sogno americano di Jennifer Hudson. Eliminata dal reality show delle aspiranti popstar American Idol si è presa la rivincita con un Oscar come migliore attrice non protagonista in Dreamgirls. Hudson, al suo primo film, ha battuto la concorrenza di una assoluta star di Hollywood come Cate Blanchett (Diario di uno scandalo), delle bravissime Adriana Barraza e Rinko Kikuchi (Babel) e della giovanissima Abigail Breslin (Little Miss Sunshine). Alan Arkin ha vinto l’Oscar come migliore attore non protagonista per Little Miss Sunshine, la commedia rivelazione dell’anno. Delusione per Eddie Murphy che era dato come quasi certo vincitore per il suo ruolo in Dreamgirls. MIGLIOR FILM STRANIERO IL TEDESCO «DAS LEBEN DER ANDEREN» Il film straniero del 2007 è tedesco, Das Leben der Anderen di Florian Henckel von Donnersmarck. Il regista sul palco ha ringraziato il governatore della California Arnold Schwarzenegger: «per avergli fatto capire che le parole non posso devono essere cancellate dal vocabolario». Italiana la presentazione del premio, un suggestivo collage dei precedenti vincitori della categoria firmato da Giuseppe Tornatore, con una particolare dedica a Federico Fellini. Quattro Oscar su cinque candidature per The Departed. Dreamgirls aveva ottenuto otto nomination e ha vinto due statuette. Babel sette ma ha finito per strappare solo il premio per la migliore colonna sonora. Little Miss Sunshine ha vinto in due delle quattro categorie in cui correva. Buona serata per il Labirinto del fauno del messicano Guillermo Del Toro, con tre Oscar nella cerimonia più multiculturale e multilingue di sempre. Il cartoon dell’anno è, anche qui pienamente nelle previsioni, Happy Feet con i suoi pinguini ballerini e campioni d’incassi. Menzione particolare merita la presentatrice della serata Ellen DeGeneres, che con leggerezza e naturalezza ha accompagnato una serata lunghissima, da anni in profonda crisi di ascolti. Questo momento Ellen – la comica che nel 1998 scioccò l’America rivelando durante la trasmissione di Oprah Winfrey di essere lesbica e che da quel momento ha dovuto sudare setta camicie per tornare al vertice della popolarità televisiva – lo aspettava da anni. Il verdetto a caldo è di un esame passato a pieni voti. LA STAMPA.IT

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